la verità sul G8 (non piace alla Rai)

di Paolo Farinella, sacerdote

Domenica 18 luglio 2021, intorno alle ore 16:00 mi chiama un amico per chiedermi se può dare il mio numero di cellulare a una giornalista del Tg1 Rai che vorrebbe intervistare un prete di Genova per i fatti del G8. Dopo poco più di un’ora mi chiama la giornalista: “Il mio nome è X Y e sono a Genova per un servizio. Potremmo vederci domani (19/07) per una intervista che vorremmo mandare sul Tg1 della Rai?”. Dico di sì e mi chiede di che cosa voglio parlare, “così per avere un’idea”.

Rispondo che io c’ero, ho visto e vissuto tante cose e, a distanza di anni, dopo molte sentenze in tribunale, compresa l’ultima del 18/07 della Corte di Giustizia Europea che ha respinto il ricorso dei militi che le si sono rivolti, possiamo forse capire il senso di quanto successo. Non fu impreparazione o incapacità, ma l’assalto armato e le conseguenti macellerie e torture furono una decisione politica di appropriazione dello Stato da parte di un governo – al tempo governo Berlusconi, Bossi e il fascista Fini – per vedere fino a che punto si poteva spingere per eliminare la Democrazia e lo Stato di Diritto, orpelli senza valore. Si volle la guerra e ci fu la guerra di uno Stato contro i propri cittadini migliori, usando corpi dello Stato per impedire l’esercizio di diritti sacrosanti.

Chi salvò la Democrazia fu Carlo Giuliani che, morendo, bloccò il processo dissoluto e mise paura. Aggiunsi che, oggi, a distanza di vent’anni, bisogna scegliere tra una rievocazione romantica, farcita da luoghi comuni, imposta dal calendario, o fare memoria nel contesto di quello che successe allora. Non solo, oggi si devono collocare quei fatti nel contesto di quanto accadde “dopo”, perché oggi viviamo le conseguenze visibili di quei giorni che non sono finiti, perché Giustizia non è stata fatta, ma è stata volutamente negata. Non si possono non ricordare, oggi, le sentenze dei tribunali che hanno sancito la trattativa con la Mafia e accertato i rapporti di Dell’Utri per conto di Berlusconi con essa, e fare due più due non solo è lecito, ma forse anche doveroso.

Genova fu teatro di prova generale. Non fu sospesa la Democrazia, fu massacrata, perché la stessa sera, il governo al completo prese le difese dei poliziotti, carabinieri e soldati traditori, arrivando anche a promuoverli nei mesi e negli anni successivi. Poi aggiunsi alcuni particolari di cui fui testimone e conclusi che oggi vivo in Italia, ma rifiuto lo Stato che torturò e macellò il suo popolo migliore, abolendo la Costituzione.

La giornalista ascolta in silenzio e alla fine, come se fosse liberata, mi dice: “Devo sentire la redazione per valutare che taglio dare al pezzo, semmai la chiamo più tardi”. Ho risposto “Ok”, sapendo che non avrebbe chiamato perché ho sentito in lei la paura per le cose che avrei detto. Alle ore 18:11 mi arriva un WhatsApp che trascrivo: “Sono X Y del Tg1. Per domani mattina per il momento nulla, perché non abbiamo ancora deciso il taglio. La ringrazio comunque della disponibilità e mi salvo il suo numero”. Io rispondo: “Immaginavo. Grazie a lei”.

Mi sono chiesto quale taglio potesse avere un servizio volante del Tg1 di qualche minuto, a Genova, nel ventennale della macelleria e tortura del G8 del 2001, se non quello di immedesimarsi col clima di allora, dando voce non ad esagitati gratuiti o professionisti, ma uomini e donne, ormai vecchi, ma protagonisti viventi e dolenti di quel tempo buio che più buio non si può. Se il Tg1 arriva a censurare anche la storia, magari per non turbare gli equilibri o i propri referenti politici, è segno che la lottizzazione e la libertà del servizio pubblico sono una chimera e il servizio pubblico è un vero servizievole ossequio ai privati, sul quale non si può dire la verità, anche sancita da sentenze di tribunale.

Purtroppo, non capita solo al Tg1, ma anche alla “stampa”, asservita al governo dell’ammucchiata e con la scusa di eventuali querele, nonostante si citino sentenze passate in giudicato virgolettate, ha ancora la deferenza dei “servi volontari” che s’impegnano con ardore a essere servi dei loro padroni diretti e acquisiti e ci riescono molto bene e senza sforzo alcuno. Alla luce di questo, bisognerebbe semplicemente abolire il servizio ex-pubblico Rai e non pagare più il canone che è una gabella medievale ingiusta e vessatoria a beneficio di un sistema che ritiene B. “uno statista” e parte integrante del governo, questo sì, dei “peggiori”.

Ho ancora negli occhi la scena proprio del Tg1 con il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che col volto atterrito parla alla nazione e – fatto inaudito nella storia della Repubblica – accanto a lui Berlusconi in assetto di circostanza che si vide di botto smontare il giocattolino del suo successo, misto alla paura che vi potesse essere una insurrezione popolare. Passi per il Presidente Ciampi che rappresenta il Popolo Sovrano per imperativo costituzionale, ma che c’entrava Berlusconi che rappresentava solo il governo? Ancora una volta volle appropriarsi di un sentimento che da solo non poteva avere e rubò la scena al titolare di Diritto. Come sempre, come suo costume.

Quella sera gli andarono di traverso anche i limoni finti che fece legare alle piante ornamentali fuori stagione, falsi anche quelli, ma il seguito, programmato dalle “forze del disordine organizzato”, non fu da meno a Bolzaneto o alla Diaz o dovunque vi fosse un assetto democratico da scoraggiare e da tortura. Una vendetta degna dei colonnelli argentini o cileni, o dell’Isis a cui abbiamo fatto scuola, con maestri e insegnanti di prim’ordine.

Graham Vick 1953-2021

Graham Vick

È morto oggi a Londra, a 67 anni, Graham Vick, regista inglese che, nell’importante cammino di modernizzazione della regia d’opera, si è imposto fra le personalità più in vista dei nostri tempi. Direttore artistico della Birmingham Opera Company, da lui fondata nel 1987, si è presto imposto a livello internazionale collaborando con maggiori teatri del mondo, lavorando con più grandi direttori e compositori contemporanei. È stato direttore della produzione della Scottish Opera (1984-1987) e del Festival di Glyndebourne (1994-2000).

I suoi numerosi riconoscimenti includono il Premio Abbiati (che ha vinto parecchie volte), il Premio Campoamor in Spagna, il South Bank Show Award for Opera nel 1999 e nel 2002. È stato Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres e Professore onorario di musica all’Università di Birmingham; è stato Visiting Professor of Opera Studies all’Università di Oxford nel 2002-2003 e nel 2014-2015 e nel 2016 è diventato membro onorario della Royal Philharmonic Society. Nel 2009 la regina Elisabetta II lo ha insignito del titolo di Commander of the Order of the British Empire

Notissimi in Italia alcuni spettacoli divenuti simbolo di un modo di fare regia contemporanea, come la sua regia per il Ring wagneriano al Massimo di Palermo, diversi spettacoli di successo alla Scala di Milano, al Rossini Opera Festival di Pesaro, alla Fenice di Venezia e all’Opera di Roma per la trilogia Mozart/Da Ponte. Hanno fatto discutere, fra i molti suoi spettacoli di riferimento, il suo Stiffelio di Verdi per il Verdi Festival e La bohème di Puccini per il Comunale di Bologna, ripresa proprio recentemente. Il Festival Verdi lo aspettava ancora per un nuovo allestimento di Un ballo in maschera previsto per settembre.

Il suo analitico modo di lavorare sui personaggi, scavando nella verità drammaturgica delle opere, anche dinanzi a spettacoli di forte e provocante impatto emotivo, rimarrà un esempio per molti.

www.connessiallopera.it

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